“La Marchesa Colombi. Vita, romanzi e passioni della prima giornalista del Corriere della Sera” – di Maria Teresa Cometto

“La Marchesa Colombi. Vita, romanzi e passioni della prima giornalista del Corriere della Sera” – di Maria Teresa Cometto

La Marchesa Colombi, biografia, saggio, Maria Teresa Cometto

“La Marchesa Colombi. Vita, romanzi e passioni della prima giornalista del Corriere della Sera” di Maria Teresa Cometto

Recensione di Lisa Molaro

La Marchesa Colombi, biografia, saggio, Maria Teresa Cometto

Terminare la lettura del saggio sulla Marchesa Colombi, scritto dalla giornalista del Corriere della Sera Maria Teresa Cometto ed edito dalla Solferino, è come far ritorno da un affascinante viaggio storico e, si sa, quando i viaggi sono belli, terminarli, lascia sempre un po’ di tristezza addosso.

Capita che, anche firme molto note, scrivano delle biografie che paiono elenchi della spesa, senza anima e sangue; date, nomi, avvenimenti importanti vengono lasciati lì a decantare echi di vissuti importanti. Echi che, anziché rimbalzare nell’aria da montagna a montagna, sono talmente asettici da cadere al suolo come sassi. Io adoro leggere le biografie perché, per fortuna, ci sono pure firme come quelle di Maria Teresa Cometto, una scrittrice, giornalista contemporanea, di cui non avevo letto nulla in precedenza ma di cui, ora, mi sono già segnata qualche altro suo libro da leggere.

Maria Antonietta Torriani (Novara,1840 – Milano, 1920) con lo pseudonimo di Marchesa Colombi entrò nella storia del romanzo popolare e del femminismo, quello vero, quello volto alla reale parità di genere, quello che non per forza dettava il divieto di cappelli adornati da tenui peonie o da abiti dalle stoffe rosate. Una protofemminista al cui ipotetico cospetto, noi, possiamo solo inchinare il capo. Di lei ho letto vari libri, ammirando in ognuno di essi uno stile acuto, pungente a tratti, ironico spesso, di diletto sempre!

Per onestà devo fare outing e scrivere che mi piace anche lo stile di Neera (“Nel sogno”, romanzo che ha diviso “le folle” è molto poetico e condivido ciò che ne scrisse Angelo Orvieto quando lo definì, tra le altre cose, un’isoletta dolcemente sfumata di rosee nebbie) ma devo scriverlo come se stessi sussurrandovi all’orecchio giacché non ho ben chiaro quale delle due – Neera o la Marchesa – fosse più hater ,dichiarata, dell’altra e quindi temo che, dedicando spazio alla scrittrice d.o.c milanese io stia pesatndo i piedi alla scrittrice milanese d’adozione.

Quindi ritorniamo al lavoro certosino di Maria Teresa Cometto e teniamo buone le acque.

La Marchesa Colombi. Vita, romanzi e passioni della prima giornalista del Corriere della Sera

La Marchesa Colombi

Come aveva fatto Maria Antonietta a lasciare la provincia e fare fortuna a Milano? Come era riuscita a sopravvivere da giornalista freelance – impresa tutt’oggi proibitiva – in un ambiente dominato dagli uomini? Che tipo di rapporto aveva avuto con il marito Eugenio Torelli Viollier, il fondatore del «Corriere della Sera»? Averlo lasciato era stato lo scandalo per cui l’avevano praticamente cancellata dalla storia di quel giornale e bandita dai «salotti buoni» che prima l’applaudivano? Quanto era dilaniata dal conflitto fra la sua voglia di indipendenza e la sua passione per lo scrivere da una parte, e dall’altra il suo desiderio di maternità e di avere una famiglia «normale»? 

 

A queste domande l’Autrice, attraverso una ricerca certosina che non lesina dettagli, aneddoti, inediti, curiosità e intrecci, risponde al lettore, trasportandolo in un mondo lontano per certi versi e – ahimè – in parte vicino per altri.

Ho visto una bambina imparare a camminare senza l’aiuto di una mano, affidabile, paterna… anzi, in realtà, l’ho vista imparare a camminare proprio da sola. Ma erano tempi in cui dovevi scegliere se volevi essere stereotipo o ribellione. Tempi in cui c’erano le «mezze signore» – per dirla alla “Marchesa Colombi” –  ossia donne appartenenti alla “Terra di Mezzo”, al mondo piccolo-borghese, donne che – sempre citando la Marchesa –  devono scimmiottare lo status delle signore ricche, anche se non possono permettersi lo stesso tenore di vita.

Ho provato tristezza davanti a una bambina con troppa poca luce nelle stanze di palazzo e con troppo sale nella testa.

Per la storia basica sulla Marchesa Colombi basta un pizzico di curiosità, una puntatina su internet girovagando sui vari siti che di Lei scrivono – alcuni davvero interessanti – e di informazioni se ne trovano parecchie… ma ciò che in più offre Maria Teresa Cometto è un cofanetto deluxe capace, almeno così è stato per me – di offrire, quasi, una esperienza sensoriale delicata e impattante al contempo! Questo è uno dei motivi per cui non voglio, in questo articolo, ripetere le cose importanti che riguardano La Marchesa… sarà bello leggervele da voi, le sfumature, credetemi! Il libro ne è magnificamente grondante!

Camminerete lungo vie anguste lungo le quali l’illuminazione pubblica, a olio, funzionerà solo ai crocicchi e nelle notti senza luna – cit. Amleto Rizzi nelle sue Rimembranze novaresi – camminerete lungo contrade periferiche con case dalle porte strette e dalle inferriate alle finestre da cui esce lezzo di stallatico e fieno.

Camminerete nella Storia.

Nella Storia, con la S maiuscola, in cui ha camminato sua madre, Carolina, maestra elementare. Conterete le lire in tasca, meno di una al giorno, 350 all’anno.

Come si fa a vivere con meno di una lira al giorno, quando un guadagno appena dignitoso – scrive Rizzi – è considerato di tre lire al giorno? Per farsi un’idea del costo della vita, il pane di frumento è venduto a trentatré centesimi al chilogrammo, troppo caro per una maestrina.
Le condizioni degli insegnanti novaresi sono così nere, che qualche anno dopo settantotto di loro firmano una petizione da inviare a Torino, al Parlamento del Regno di Sardegna: si lamentano di avere salari più bassi degli operai, di essere in balia delle lotte politiche fra i consiglieri comunali e di non avere diritti elettorali; chiedono più soldi, un aumento del dieci per cento ogni cinque anni, il passaggio da impiegati comunali a governativi e il diritto di voto.

(…)

La mamma di Maria Antonietta diventa insomma una di quelle maestre «d’altri tempi» descritte in modo crudo da Antonio Martinazzoli e Luigi Credano: erano «o monache o signore cadute in disgrazia o povere donnette» la cui «scienza non andava al di là della Santa Croce e delle prime operazioni di calcolo, la cui importanza sociale era nulla o quasi, e che nessuna legge investiva di autorità e proteggeva contro possibili soprusi»

Conoscerete quella figura becera di Moschini, il suo patrigno, che aveva occhi – e interesse – solamente per il futuro del suo pargolo, il fratellastro di Maria Antonietta. Come me, lo detesterete. Lo so.

Vivrete i giorni delle mondine del 1887, vivrete giorni di polita, di conquiste, di schieramenti pubblici e di ritrosia al riguardo. L’ho scritto: giorni di Storia.

Potrete leggere inediti mai pubblicati, tipo una lettera che Maria Teresa Cometto ha trovato fra le carte ereditate dal pronipote della Marchesa Colombi, Bruno Daviso.

E poi… poi entrerà in scena la bella, elegante, snob, acculturata Milano. Vivrete il fermento di una donna determinata che ne frequenta un’altra, ancor più agguerrita: Anna Maria Mozzoni. Se Maria Antonietta era figlia di un orologiaio e di una maestra elementare, Anna era figlia di un fisico e matematico e di una donna appartenente all’alta borghesia milanese. Due humus di partenza diversi, uno stesso obbiettivo e due modi non in tutto uguali di concepire l’emancipazione femminile.

Anna Maria è più alta e magra, capelli ricci, piglio da dura; «un po’ arida», la definisce l’amico Giuseppe Mazzini. Ovvero non si conforma agli stereotipi ottocenteschi della femminilità.

Anni di fuoco, di ideali, di desideri, di amicizie, di pseudonimi, di gavetta giornalistica. Anni di grandi nomi, di gelosie, di chiacchiere con una terza amica, poi non rimasta tale. Gelosie, ripicche, sgambetti. Carducci, carteggi pieni di ammiccamenti, lettere che non arrivano, palpiti in attesa. Fervore, concime, emozioni generatrici in circolo continuo. Nuove famiglie, sorelle chioccia, nipote figlia, madre divenuta. Ira, possesso, insidia, fomento, attimo di disperazione, baratro.

Eugenio Torelli Viollier, Dumas, Testate giornalistiche, fiducia, stima reciproca, amicizia, amore delicato, matrimonio, tragedia familiare, divorzio. Questa la sintesi, estrema, di due vite che si allacciano con una catena dalle molte maglie. Tiferete ora per uno, ora per l’altra, ora per il terzo incomodo – o il quarto – mai stato scomodo più di troppo. Perché a Maria Antonietta piace avere un cervello e piace pure essere femmina!

Rifocalizzandoci sul binomio “Anna-Maria”

in questo libro sono ben citate tutte le fasi delle loro “lotte”, in modo accorato, sentito, partecipato. L’ho scritto sopra: è per donne come loro che le nostre mani non dovrebbero smettere di applaudire, nemmeno quando diventano rosse e doloranti.

Anna Maria non si ferma alla denuncia. Propone anche le riforme indispensabili perché l’Italia diventi un Paese davvero civile. La condizione della donna infatti – sostiene con foga – indica il grado di civiltà di un popolo, di uno stato, di un movimento culturale. Per cancellare le attuali ingiustizie bisogna che le donne ottengano: un’istruzione scolastica con programmi ampi quanto quelli maschili; il diritto elettorale, almeno passivo; il riequilibrio dei diritti-doveri fra i coniugi; la separazione dei beni nel matrimonio; pene uguali a mogli e mariti per l’adulterio; la co-tutela dei figli; l’accesso a qualsiasi carriera professionale; e una «più severa legge sulla seduzione», cioè contro le violenze sessuali.

Mi devo fermare un attimo. Affinché un articolo funzioni – in questo nostro mondo che va veloce e che non regala minuti vuoti – non si devono superare un tot di battute, si dovrebbe essere chiari e concisi. Tutto subito e bene. Una scorsa al monitor, con l’indice, gli occhi che precedono la vista gettandosi, come folli, nel mare d’inchiostro della citta di E-Ink. Guardo la bozza di quello che ho scritto. Come al solito il dono della sintesi l’ho lasciato sulla spiaggia opposta alla mia.

Ma, ditemi, come si fa a riassumere un saggio che riassume una Vita che ha, in sé, molteplici altre Vite?

Non si può.

Quindi decido di non scrivere tutto quello che ancora avrei da scrivere, vi risparmio ulteriori spigolature, garantendovi che, leggendo il libro della giornalista Maria Teresa Cometto, entrerete nel mondo, variegato e fremente, della Marchesa Colombi e i pezzi d’appoggio non vi mancheranno!

Buona lettura.

P.s: ok, però tra i tanti pezzi del libro che avevo sottolineato e che non vi riporto, questo lo devo scrivere. Poi mi fermo, giuro.

«Il tuo ingegno brillante e versatile ha voluto far dello spirito alle spalle delle serve ma tu sai che siamo tutte figlie di Eva, tutte soggette agli stessi errori, tutte capaci delle stesse abnegazioni, tutte colpite dalle stesse fragilità, tutte meritevoli delle stesse indulgenze. E sono certa che trovi nel tuo cuore di fervente cristiana tesori di fraterno amore e di infinita pietà per alleviare alle nostre sorelle sfortunate il peso e l’umiliazione della loro sorte.» – la Marchesa Colombi a Matilde Serao.

 

Titolo: La Marchesa Colombi. Vita, romanzi e passioni della prima giornalista del Corriere della Sera
Autore: Maria Teresa Cometto
Editore: Solferino (11 giugno 2020)

Sinossi:

Maria Antonietta Torriani: scrittrice, giornalista, femminista ante litteram, scandalosa donna separata, madre mancata, aspirante suicida… difficile rinchiudere in un’unica definizione una figura così avanti rispetto al suo tempo, così insolita e sfaccettata. La sua storia potrebbe riempire molte vite: da orfana poverissima nella Novara di metà Ottocento ad animatrice dei salotti milanesi; da corrispondente di Giosuè Carducci a sposa del futuro direttore del «Corriere della Sera» Eugenio Torelli Viollier; da prima «columnist» di costume del quotidiano milanese a scrittrice di fama internazionale con il bestseller Un matrimonio in provincia, la Marchesa Colombi (così si firmava) conquistò un successo talmente solido e duraturo che i suoi romanzi sarebbero stati amati da Natalia Ginzburg e Italo Calvino. «Come aveva fatto Maria Antonietta a lasciare la provincia e fare fortuna a Milano? Come era riuscita a sopravvivere da giornalista freelance — impresa tutt’oggi proibitiva — in un ambiente dominato dagli uomini? Quanto era dilaniata dal conflitto fra la sua voglia di indipendenza e la sua passione per lo scrivere da una parte, e dall’altra il suo desiderio di maternità e di avere una famiglia “normale”?» Con queste domande, Maria Teresa Cometto apre il sipario sulla Milano ottocentesca e su una vita senza tempo. Perché passano i secoli, ma le donne libere non muoiono mai.

 

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