Tutto chiede salvezza – di Daniele Mencarelli

Tutto chiede salvezza – di Daniele Mencarelli

Tutto chiede salvezza – di Daniele Mencarelli

recensione di Giovanna Pandolfelli

SALVEZZA

Finalista Strega 2020, vincitore del premio Strega Giovani, Tutto chiede salvezza, edito da Mondadori, è un romanzo di Daniele Mencarelli.

Scritto in prima persona, narra un vissuto autobiografico, una sorta di “Dieci giorni in manicomio” odierno. Laddove tuttavia Nellie Bly si era finta pazza per poter testimoniare gli orrori di cui erano vittime le donne nei manicomi a fine Ottocento, mentre Daniele, protagonista omonimo del romanzo, nel reparto psichiatrico ci finisce per comportamento violento.
Entrambi tuttavia, Nellie Bly e Daniele Mencarelli, si fanno testimoni di un ambiente particolare dove la società reclude i diversi, e analoghe sono le domande che si pongono sulla follia.

“Chi i pazzi. Chi i sani” si chiede Daniele, e ancora “Sentirsi padroni di tutte le risposte. È questa la normalità? La salute mentale?”
“Sono ormai convinta che, se si escludono i casi di persone violente, nessun dottore abbia realmente la capacità di comprendere se una persona sia o meno malata di mente” afferma Bly “nel momento stesso in cui cui internata, cessai di atteggiarmi a pazza e mi comportai in modo assolutamente ordinario. E tuttavia, più parlavo e agivo razionalmente, più ero ritenuta afflitta da follia da tutti”.

A confronto dunque un romanzo, quello di Mencarelli, che usa tutta la sapienza narrativa per farsi attestazione di un disagio, ed un saggio, di Nellie Bly, che per la sua umanità si fa romanzo.

Tutto chiede salvezza tuttavia non parla di donne, ma di uomini, cinque pazzi che si trovano costretti a condividere una stanza per una settimana che segnerà la loro vita.

Per il protagonista, il più giovane del gruppo, sarà un’esperienza di condivisione, di amicizia, di vicinanza. Ma anche di amarezza, di sofferenza e di riflessione.

“Perché i matti, i malati vanno curati, mentre le parole, il dialogo, è merce riservata ai sani. Questo abbrutimento è la scienza?”

Interessante notare il fil rouge che accomuna il disagio dei cinque uomini: la figura della madre.

Madri assenti, troppo presenti, madri fuggite, madri preveggenti. Il rapporto con la madre sembra svolgere un ruolo fondamentale nella vita di questi uomini. Sotto la loro follia sembra scorrere un sottile legame più o meno evidente con il rapporto materno.

E ancora più interessante è l’affacciarsi nel romanzo dell’unica paziente donna. Compare per pochi istanti, giusto il tempo di presentarla al lettore. La sua pazzia ha una chiara origine sociale.

“All’epoca, non era raro che le donne, solo perché povere e straniere, o perché ripudiate dal marito o ancora perché reagivano con eccessivo fervore a molestie o abusi finissero internate in un manicomio.”

Quale epoca? Chi pronuncia queste parole? Sono parole di Nellie Bly ma avrebbe potuto attribuirle anche Mencarelli al suo personaggio femminile, a riprova che nulla è di fatto realmente cambiato in centocinquanta anni di scienza e progresso.

L’autore tocca pertanto temi scottanti con una semplicità disarmante.

Daniele il personaggio si esprime in dialetto romano, è un ragazzo semplice, circondato da gente semplice. Ha una famiglia unita che lo aspetta. Il suo male è non essere riuscito a costruirsi una corazza per affrontare la vita. È dotato di una sensibilità fuori dal comune e ciò lo rende vulnerabile alla sofferenza propria e altrui.

“Oggi a un ragazzo che s’interroga sulla vita, sulla morte, su Dio, si risponde con la medicina, si parla immediatamente di depressione […]

oggi non si cura più solamente la malattia mentale, oggi è l’enormità della vita a dare fastidio, il miracolo dell’unicità dell’individuo […] perché un uomo che s’interroga sulla vita non è più un uomo produttivo […] un uomo che contempla i limiti della propria esistenza non è un malato, è semplicemente vivo.”

Daniele riflette sul ruolo della scienza nella vita dell’essere umano, specie di colui che sfugge all’omologazione, alla standardizzazione, che non accetta la caducità della vita come un fatto scontato.

“[…] chiudetemi gli occhi, il cuore, perché non ce la faccio più a soffrire così per quello che vedo, sento.”

Il giovanissimo Daniele ha una sensibilità da poeta e la scrittura è il suo spazio sacro dove le emozioni dolorose, ma anche quelle gioiose, danno forma all’inchiostro e si fanno segni visibili.

Ad un ragazzo cui la vita pesa più che agli altri, per il quale le sensazioni riecheggiano ampliate in una eco devastante, la poesia si rivela l’unica via d’uscita verso l’agognata salvezza.

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Sinossi

Ha vent’anni Daniele quando, in seguito a una violenta esplosione di rabbia, viene sottoposto a un TSO: trattamento sanitario obbligatorio. È il giugno del 1994, un’estate di Mondiali.

Al suo fianco, i compagni di stanza del reparto psichiatria che passeranno con lui la settimana di internamento coatto: cinque uomini ai margini del mondo.

Personaggi inquietanti e teneri, sconclusionati eppure saggi, travolti dalla vita esattamente come lui. Come lui incapaci di non soffrire, e di non amare a dismisura.

Dagli occhi senza pace di Madonnina alla foto in bianco e nero della madre di Giorgio, dalla gioia feroce di Gianluca all’uccellino resuscitato di Mario. Sino al nulla spinto a forza dentro Alessandro.

Accomunati dal ricovero e dal caldo asfissiante, interrogati da medici indifferenti, maneggiati da infermieri spaventati, Daniele e gli altri sentono nascere giorno dopo giorno un senso di fratellanza e un bisogno di sostegno reciproco mai provati.

Nei precipizi della follia brilla un’umanità creaturale, a cui Mencarelli sa dare voce con una delicatezza e una potenza uniche. Dopo l’eccezionale vicenda editoriale del suo libro di esordio – otto edizioni e una straordinaria accoglienza critica (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima) -, Daniele Mencarelli torna con una intensa storia di sofferenza e speranza, interrogativi brucianti e luminosa scoperta.

E mette in scena la disperata, rabbiosa ricerca di senso di un ragazzo che implora salvezza:

“Salvezza. Per me. Per mia madre all’altro capo del telefono. Per tutti i figli e tutte le madri. E i padri. E tutti i fratelli di tutti i tempi passati e futuri. La mia malattia si chiama salvezza.”

Titolo: Tutto chiede salvezza
Autore: Daniele Mencarelli
Editore: Mondadori 2020

 

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