“Cara Katy” di Vania Lauri

“Cara Katy” di Vania Lauri

“Cara Katy” di Vania Lauri

Contest Lettere al Femminile

Cara Katy

Cara Katy,
eravamo due bambine quando ci siamo conosciute. Tu tornavi con mamma papà e sorellina dalla Terra del fuoco, dove eri rimasta con la famiglia alcuni anni per via del lavoro di tuo papà ingegnere.

Eravamo distanti per ceto, tu di condizione agiata, io facente parte di un proletariato ostinato e deciso a mutare il proprio status con orgoglio e tenacia.

Tu avevi Ciccio Bello, il portenfant, il ciuccio, la carrozzina, il lettino bianco coi cuoricini rosa. Io Carolina, una bambola della Furga con un unico abito senza null’altro che quello scamiciatino di panno blu e una camicia in cotone a quadretti bianchi e rossi. Fine della storia.

Poi avevamo giochi comuni di fantasia: modellavamo tazzine con la terra impastata d’acqua, giocavamo con le sottanone delle mamme, spiavamo una coppietta di fidanzatini vicini di casa per rubare i primi abbracci e baci che ci lasciavano incuriosite e turbate al contempo.

Abbiamo drammatizzato mille favole nel salotto di tua nonna Gina che sapeva di sigaro. Un odore che ancora oggi associo a quei momenti di libera fantasia. Il profumo del toscano era la scia che lasciava tuo nonno Guglielmo quando passava per andare a giocare sul suo tavolino al solitario con i mazzi da poker.

Ogni tanto il vecchio mangiadischi s’incantava e ripeteva la frase all’infinito e anche noi ripetevamo la scena molte volte fino a stopparlo quando non ne potevamo più dal ridere.

…E il principe a quelle parole restò ancor più confuso… e il principe a quelle parole restò ancor più confuso…

Poi siamo cresciute e io venivo a trovarti a Firenze. Abitavi sui grandi viali in via Don Minzoni di fronte alla pasticceria Giurovich che faceva dei profiteroles divini.

Chiuse in camera tua tra le nuvolette di fumo delle sigarette proibite, ascoltavamo i Qeens e ci raccontavamo dei primi amori.

La vita ci ha diviso, ci sentiamo raramente ma l’imprinting della nostra amicizia è rimasto inalterato. Sei stata preziosa quando mi hai aiutato a superare la morte di mio padre. Tu ci eri già passata.

Per noi le parole sono superflue.

Basta che una cominci a dire: “E il principe a quelle parole restò ancor più confuso…” che ricominciamo a ridere e davanti a noi si spalanca il nostro magico mondo dell’infanzia.

 

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