“Caro Gesù Bambino” di Elvira Rossi

“Caro Gesù Bambino” di Elvira Rossi

“Caro Gesù Bambino” di Elvira Rossi

Contest Lettere al Femminile

Caro Gesù Bambino

Natale 2020

Caro Gesù Bambino,

non voglio deluderti e anche quest’anno ti scrivo per festeggiare il tuo compleanno.

In verità, qui sulla Terra non abbiamo alcuna ragione di rallegrarci, si sta combattendo una guerra contro un esserino che tiene in scacco tutta l’umanità e non fa alcuna differenza tra ricchi e poveri, giovani e vecchi. Sì, dobbiamo ammetterlo, questo essere immondo possiede uno spirito egualitario.

Ecco, sono incorsa nel primo errore, lui nella sua crudeltà vorrebbe essere democratico, tuttavia non gli viene facile, perché nell’attuazione delle sue turpi strategie si scontra con le differenze segnate dall’uomo. La Natura nel distribuire ovunque la varietà della sua bellezza ci avrebbe voluto solidali, ma a creare le discriminazioni è intervenuta rapida la volontà di dominio, che connota molte menti umane, non meno perverse del virus.

Ci sono paesi e persone che dispongono di mezzi di difesa efficaci e altri che ne sono sprovvisti. No, Gesù, non sto parlando delle armi, ma di tutto quello che è a tutela della salute pubblica: ricerca, ospedali e medicine. Di quelle armi che nuocciono ce ne sono fin troppe ed è un discorso lungo e doloroso.

Se tutto il denaro speso per le armi fosse stato impiegato nella ricerca scientifica e nella tutela dell’ambiente, chissà, forse quell’esserino immondo non avrebbe osato minacciarci.

Affermazioni generaliste, demagogiche, all’insegna di un buonismo che semplifica la complessità dei problemi. Le mie parole, pur racchiudendo tutto questo, posseggono un fondo di verità.

In compenso abbiamo appreso nuove parole come Covid–19, coronavirus, Sars-Cov-2, lockdown, smart working, triage, e rinverdito espressioni poco frequentate, falsi positivi, falsi negativi, quarantena, sintomatici e asintomatici, test sierologici, tamponi molecolari. Del resto è giusto che il linguaggio debba rinnovarsi e adeguarsi alla modernità.

Certo, per le persone che come me detestano gli acronimi o non conoscono l’inglese sono tempi duri, eppure l’incomunicabilità non ha bisogno di essere rafforzata da soluzioni linguistiche estrose.

Altro che conoscenza, si rischia l’ignoranza o il fraintendimento. Un abuso degli acronimi ci parla della pigrizia a cui gli uomini si sono votati. Piuttosto che pronunciare una frase è meglio una sigla incomprensibile, mica si può perdere tempo con le parole lunghe. Si arrangi chi non sa.

Caro Gesù Bambino

Gesù, una sera mi annoiavo e mi sono domandata: come sarà l’ospedale in tempo di Covid? Quasi quasi un giretto me lo farei. E il sistema l’ho trovato. Ho simulato una bella aritmia e ogni curiosità è stata soddisfatta. Le mie aspettative non sono andate deluse.

Caro Bambino, è stata una notte davvero emozionante, istruttiva e in qualche momento persino esilarante. Ho appreso che il vaccino antinfluenzale, appena somministrato, inquina i risultati dei test rapidi e per ben due volte sono risultata positiva al Covid. Più che preoccupata ero incredula. Una persona che si è data alla clausura come può essere stata raggiunta dall’essere immondo? Da dove mai sarà entrato il malefico?

All’improvviso i sorrisi dei sanitari che mi avevano prelevata a casa si sono spenti e tutti un po’ preoccupati hanno preso le distanze, senza perdermi di vista. Da sola ho riempito un vuoto che in una situazione di normalità avrebbe visto un viavai di persone. Ometto i dettagli, per non rendere grottesca una scena recitata da attori drammatici in un’atmosfera surreale.

Quando cercavo di sapere quale sarebbe stata la mia sorte rispondevano che aspettavano disposizioni. Le loro voci mi arrivavano da lontano e in lontananza scorgevo medici e infermieri affaccendarsi per una soluzione, che non era facile da trovarsi, perché non avevo i requisiti giusti per andare da qualunque parte o al contrario non esisteva uno spazio che si adattasse a me. Ovunque sarei stata fuori posto.

Da dove sarebbe dovuta piovere quella decisione? Non staranno parlando con “Il Presidente”? Questo proprio no, è una mia insinuazione maliziosa. Però una stanza dei bottoni dove un “guru”, avrebbe emesso la sentenza doveva pur esserci. Credo che anche lui, poverino, alla fine, pieno del suo potere, temesse il malefico.

Finalmente arriva la risposta geniale: rispeditela in autoambulanza. Sola, in isolamento, in attesa dell’esito dei tamponi, quelli veri che dicono la verità, tanto per intenderci.

Un’ora, due ore, tre ore o forse più. Un tempo indefinito.

Quando è arrivata la smentita del falso positivo, tutti hanno tirato un sospiro di sollievo e le voci prima lontane si sono avvicinate.

Erano salvi, il malefico aveva risparmiato coloro che si erano presi cura di me e io ero esonerata dal sentirmi in colpa per aver interrotto un pubblico servizio. E quando è calato il sipario sul primo atto della rappresentazione e hanno potuto liberarsi di me, con un sorriso mi hanno persino augurato buona fortuna.

Buona fortuna soprattutto a loro che in un clima di guerra rischiano di persona e si adoperano per correggere le mancanze di un sistema messo a dura prova da un nemico invisibile.

Caro Gesù Bambino

Eppure tra le asperità di questi giorni riesco a cogliere una nota positiva, una delle poche. Tutto quello sfavillio di luci nelle strade, nelle piazze, non ci sarà. Andando controcorrente, non l’ho mai amato, l’ho visto come uno spreco e più che trasmettermi gioia mi suggeriva un senso di malinconia, come se dall’esterno qualcuno avesse voluto obbligarmi a una gioia che non provavo.

Nel silenzio delle strade potrò risentire le zampogne della mia infanzia e il borbottio della nonna, che dinanzi al presepe recitava il Rosario, mentre noi bambini le ruzzolavamo tra i piedi.

Caro Gesù Bambino, proprio non so se quest’anno, in un clima di guerra, potremo festeggiare con tutte le assenze che soffriremo per ragioni diverse. Assenze irreversibili che resteranno tali per sempre, assenze che impongono una paziente attesa e che nell’avvenire potranno essere colmate.

Un senso di vuoto ci accompagnerà, il futuro ci è sconosciuto, si vive nella desolazione di un presente che può essere illuminato solo dalla speranza e dalla forza della vita.

Vita e morte sono sorelle, anzi sorellastre che si respingono a vicenda.

Gesù, sto divagando, il mio spirito anarchico sta prendendo il sopravvento, amo abbandonarmi al flusso disordinato dei pensieri, senza vincoli né di pudore né di censura e lasciandomi andare ritrovo barlumi di una serenità smarrita.

E poi alla mia età, venendo meno la ricerca di un consenso, si conquista una libertà insospettata che appanna persino la ribellione giovanile.

Sai, Gesù Bambino, ora ti faccio una confidenza. Per me sarà un Natale molto speciale. Beh, ovvio penserai, di che cosa abbiamo parlato finora! No, no, ti sbagli, c’è dell’altro.

Ecco, preparati alla sorpresa. Ascoltami bene.

Caro Gesù Bambino

Aspetto un bambino! Ridi? Perché mi prendi in giro, guarda che sto parlando seriamente. Sì, aspetto un bambino! Ti assicuro che è proprio così.

Sono vecchia? Certo che sono vecchia, ma il bambino lo aspetto lo stesso. Non ci credi? Te lo confermo.

È un bambino che non uscirà dal mio ventre, ma è già dentro di me, nell’animo, accanto agli altri che mi sono stati donati. Gli ho fatto già posto, prima ancora di conoscerlo.

Chissà che non faccia sentire il suo primo vagito proprio a mezzanotte, mentre celebreremo il tuo compleanno.

Immagino l’emozione che proverò, quando potrò prenderlo tra le braccia per la prima volta. Con lui non potrò correre e giocare a pallone come ho fatto con gli altri nipoti, però gli potrò raccontare tante fiabe che inventerò per lui e potrò amarlo.

Cercherò di catturare la sua tenerezza e trattenerla con me, per rendere meno malinconici i giorni che verranno.

Quando sarà grande che cosa gli racconteremo di questi giorni? E soprattutto mi chiedo quale futuro andremo a consegnargli.

L’unica certezza è che il suo sorriso illuminerà la notte di Natale.

Caro Gesù Bambino, non essere geloso, non mi dimenticherò di te. Anzi ti chiamerò e ti pregherò, perché tu protegga tutti i bimbi del mondo.

Elvira

 

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