DOROTHEA LANGE: MIGRANT MOTHER

DOROTHEA LANGE: MIGRANT MOTHER

dorothea lange

DOROTHEA LANGE: la fotografa di MIGRANT MOTHER

a cura di Paola Treu

dorothea lange

Con questo articolo, vorrei parlarvi di una fotografa che amo molto – Dorothea Lange – e in particolare della sua famosa fotografia “Migrant Mother”, che l’ha resa celebre in tutto il mondo.

Dorothea Lange nasce nel 1895 nel New Jersey. Trascorre un’infanzia segnata dalla malattia e da problemi familiari. All’età di sette anni è colpita dalla polio e quando ne ha dodici il padre abbandona lei e la famiglia. La poliomielite, che le ha deformato la gamba destra, ha modellato la sua personalità e ha condizionato la sua prospettiva sul mondo e sulla vita, come afferma lei stessa:

“Penso che forse sia stata la cosa più importante che mi sia successa, e mi ha formata, guidata, istruita, aiutata e umiliata.”

Nel 1913 interrompe gli studi superiori per dedicarsi alla fotografia. Apprende le tecniche del ritratto in grande formato presso la Clarence White School di New York nel 1917; l’anno successivo si trasferisce a San Francisco, dove apre uno studio di ritrattistica e nel 1920 sposa il pittore Maynard Dixon, con il quale ha due figli.

Nel 1929 si separa dal marito e, a partire dagli Anni ’30, si allontana progressivamente dalla ritrattistica per dedicarsi alla fotografia sociale. Aderisce alla cosiddetta straight photography: la fotografia dev’essere diretta, senza filtri, e concentrarsi su soggetti realistici, diventando in tal modo uno strumento di testimonianza e di denuncia su come vivano i ceti più poveri e più emarginati.

Ed è così che il suo focus di interesse si concentra su soggetti umili, i dimenticati, coloro che, nelle campagne e nelle città, lottano giorno e notte per la sopravvivenza.

“La sua spiccata capacità di identificarsi con le persone ai margini della società affondava le radici in eventi dolorosi e dal forte impatto emotivo della sua vita: la menomazione fisica e la perdita del padre.” (Sandra S. Philips, American Photographs, 1994).

Non a caso, sui suoi biglietti da visita fa stampare sotto il proprio nome “photographer of the people”, la fotografa della gente. Il suo sguardo non è mai pietoso e le sue immagini, scattate con intento documentario, sono neutrali e distaccate, mettendo in risalto sempre la grande dignità di queste donne e di questi uomini.

Tra il 1932 e il ’39, la Lange lavora con il secondo marito, Paul S. Taylor, a un progetto di documentazione dei problemi sociali legati alle aree rurali degli Stati Uniti colpite dalla Grande Depressione del 1929, lavorando anche per il Dipartimento per le Aree Rurali americano (F.S.A.: Farm Security Administration).

La F.S.A. ha il compito di registrare visivamente le difficili condizioni di vita delle migliaia di disoccupati, di senzatetto e di lavoratori migranti duramente colpiti dalla grave crisi economica seguita al crollo della borsa di New York nel 1929.

Non a caso il decennio successivo viene definito “The Bitter Years”, gli anni amari, raccontati nei libri di John Steinbeck e John Dos Passos.

Dorothea Lange rivolge allora la sua attenzione di fotografa verso questo fenomeno: l’obiettivo puntato sulla gente in fila per ricevere un piatto di minestra, da cui nasce The White Angel Breadline, che è considerato il punto di svolta della sua professione.

D’ora in avanti, infatti, concentra il suo lavoro sulle condizioni sociali di un’America sempre più povera e sull’orlo del totale fallimento. A Record of Human Erosion, il sottotitolo del libro più importante della Lange, assume in tal senso importanza e significato doppio. (Dorothea Lange – Paul S. Taylor, An American Exodus. A
Record of Human Erosion, 1939). Nel 1941 vince una borsa di studio Guggenheim, che rifiuta dopo che il museo offre un incarico alla W.R.A. (War Relocation Authority), e successivamente si impegna in un reportage sui prigionieri giapponesi detenuti dagli americani.

Nel 1947 collabora alla nascita dell’agenzia Magnum e nel 1952 è tra i fondatori della rivista Aperture. Nel dopoguerra viaggia molto col marito e nel biennio 1954-’55 lavora come fotografa di Life.

Muore nel 1965 per un cancro all’esofago. L’anno dopo, il MoMa di New York le dedica, prima volta per una donna, una mostra.

È negli “anni amari” che Dorothea Lange realizza il ritratto di una bracciante agricola con i suoi figli, che verrà ritenuto a lungo metafora della sofferenza umana.

Si chiama Florence Thompson, ha 32 anni, è sposata e senza fissa dimora. La giovane donna ha sette figli da sfamare. Un’impresa non da poco in tempi economicamente stabili, ma che nel pieno della crisi economica del ‘29 può portare una famiglia alla rovina. Florence è ciò che in questi anni bui si definisce una lavoratrice migrante: una di quelle persone che andavano a cercare il lavoro dove ce n’era.

Trova una sistemazione temporanea in un accampamento per raccoglitori di piselli a Nipomo, in California. “In questo campo vivono oltre 2500 persone”, ricorda la Lange, “la maggior parte manca di tutto”.

In questa fotografia, scattata nel 1936 e diventata simbolo della Grande Depressione, si sintetizza emblematicamente l’intera carriera di Dorothea Lange.
La foto della Thompson pallida, le labbra tirate, lo sguardo accigliato e perso nel vuoto, entra a far parte della coscienza collettiva sin dal giorno in cui viene esposta alla mostra curata da Edward Steichen The Family of Man (1955), visitata da oltre nove milioni di spettatori. Battezzata U.S.A. Dorothea Lange Farm Security Administration, ora è conosciuta come Migrant Mother, un titolo sicuramente di maggior presa.

Un’immagine nata come documento si è elevata a icona della storia della fotografia.
Negli anni la critica ha più volte paragonato la Migrant Mother alla raffigurazione della Madonna col Bambino. Il successo dell’immagine deriva dalla sua composizione equilibrata, in cui il volto della donna, seppur giovane, è già profondamente segnato dalle difficoltà della vita; tuttavia non si mostra doloroso, conservando, di fronte alla miseria, l’orgoglio e la dignità.

Grazie alla “semplicità del mezzo espressivo, al pathos misurato, unito a chiaro, limpido linguaggio figurativo” (Robert Sobieszek), Dorothea Lange ci offre una prova visiva toccante, che mira a muovere a compassione.

Ha infatti capito che estetizzare la sofferenza umana può essere un modo per catturare l’attenzione e suscitare la partecipazione emotiva, persino in un mondo saturo di immagini. Ha “spinto la fotografia documentaristica ben oltre la registrazione positivistica dell’evento” (John R. Lane, American Photographs, 1994), ed è forse per questo che diventa il soggetto più noto della campagna organizzata dalla F.S.A.

Racconta la Lange:

“Seguo il mio istinto e nessun piano premeditato, avvisto la donna da lontano, una madre affamata e disperata, il cui sguardo mi attrae magneticamente. […] Non mi fa alcuna domanda.

Scatto cinque fotografie da una distanza sempre più ravvicinata. Mi dice di avere 32 anni e che si nutre della verdura congelata nei campi e degli uccelli che i bambini riescono ad ammazzare. Ha impegnato le gomme della macchina per comprare da mangiare, e ora se ne sta seduta lì, sotto la veranda di una tenda da campo con i bambini stretti al petto. Pensa che le mie foto la potrebbero aiutare, e così mi aiuta.”

E così è: due versioni della serie vengono pubblicate già il 6 marzo 1936 sul San Francisco News, e il governo federale ordina immediatamente l’invio di generi alimentari nelle zone interessate.

La foto principale esce per la prima volta nel settembre del ’36 sul Survey Magazine ed è anche esposta in occasione di una mostra eccezionale organizzata in questo stesso anno dalla rivista U.S. Camera. Dorothea Lange è consapevole dell forza suggestiva di questa “Madonna” contemporanea, ma non può certo prevedere che in futuro sarà trattata come un’opera d’arte.

Nell’ottobre del 1998 si svolge presso la Sotheby’s a New York la vendita all’asta (non la prima ma forse la più spettacolare) di una vintage print (non ritoccata) di Migrant Mother, grande appena 34,3 x 26,7 cm, per la quale il Paul Getty Museum di Malibu offre ben 244.500 dollari.

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https://www.grandi-fotografi.com/dorothea-lange

 

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