“Il prossimo Natale” di Serena Pontoriero

“Il prossimo Natale” di Serena Pontoriero

il prossimo Natale

“Il prossimo Natale” di Serena Pontoriero

 

Un improvviso colpo di vento fece sbattere i vecchi e stanchi vetri delle finestre che pure erano chiuse. Salvo si svegliò all’improvviso. Il sonno era leggero anche in piena notte e, quel tonfo, gli fece paura. La sveglia appoggiata sul televisore indicava mezzanotte precisa. I giganteschi numeri rossi facevano quel poco di luce appena sufficiente per cercare gli occhiali. Non che servissero a molto, ormai, ma era una vecchia abitudine. Salvo li mise sul naso e, senza sorpresa, non cambiò quasi nulla. Si voltò verso la finestra per cercare di capire cosa avesse causato quel tonfo. Si rasserenò immaginandola chiusa e non avvertendo nessuno spiffero turbare il calore della camera da letto. Ripoggiò gli occhiali sul comodino, si coricò sul fianco e tirò su la coperta.

Una voce profonda come la notte lo chiamò prima che potesse chiudere gli occhi. “Salvo, non ti addormentare!”

“Chi è?” chiese allarmato il povero vecchio.

“Sono lo Spirito del Natale. Sono venuto a trovarti, come nel celebre racconto di Dickens, per mostrarti il tuo passato, il tuo presente e…”

“Ma io non sono Scrooge, non ho fatto male a nessuno!”

“Lo so, mio caro! Io non rendo visita solo a coloro che si sono comportati male. Visto che quest’anno non si possono passare le feste in famiglia, ho deciso di portare un po’ di allegria alle persone particolarmente tristi.

“E vecchie.”

“Anche.” Sebbene Salvo non potesse vederlo, intuì il suo sorriso. Lo Spirito riprese: “Vieni, andiamo a vedere le tue feste di Natale passate!”

Prima che il vecchio potesse controbattere – aveva freddo lui e nessuna voglia di andare per tetti il 25 dicembre e mezzanotte – si ritrovò sospeso a mezz’aria: non aveva freddo, non c’era vento e aveva ritrovato la vista. Se ne accorse quando lo Spirito gli mostrò il suo primo Natale. Non poteva certo ricordarlo ma riconobbe sua mamma, intenta a raccogliere con il cucchiaino la pappa sparsa ovunque. Arrivò suo papà che decretò che fosse il momento di fargli assaggiare un pezzettino di abbacchio. La mamma, ridendo, cedette e introdusse nella bocca, con il dito, un pezzettino di carne.

Rivide feste meno piacevoli, quelle dell’epoca della guerra. Fortunatamente papà era zoppo – all’epoca si diceva così – e non venne arruolato. Non c’era cibo in tavola quell’anno e le bocche erano aumentate. “Spirito, questo ricordo è troppo doloroso. Andiamocene”.

Passarono rapidamente altri Natali, più o meno impressi nella memoria fino a sostare alla prima vigilia con Rosa, l’unico grande amore della sua vita. I successivi trenta Natali furono al suo fianco. Con i figli, senza i figli, con i nipoti. Fino a quel triste Natale del 2000, il primo senza Rosa. “Spirito, anche questo ricordo è troppo doloroso! Pensavo volessi portare allegria! Nessun Natale lo è più stato da quando la mia Rosa ci ha lasciati. Non voglio vederli gli altri.”

“Va bene, allora andiamo a quello di oggi.”

Salvo aleggiò nei saloni rispettivi dei suoi due figli: entrambi erano seduti a tavola con le loro mogli. Nonni a loro volta ma più al passo con i tempi, parlavano fra di loro e con i rispettivi figli via Zoom. Ne aveva sentito parlare di questo Zoom ma Salvo non sapeva cosa fosse. Vedendoli così, lontani gli uni dagli altri, gli si strinse il cuore. Il Natale era sempre stata una festa molto sentita in famiglia e si commosse vedendo cosa avevano dovuto inventarsi per cercare di stare insieme. Pianse quando i suoi figli si rammaricarono che il loro papà non potesse essere lì con loro quest’anno. E neanche la loro mamma.

“Spirito, dimmi che il prossimo Natale sarà migliore! Fammelo vedere!”

“Caro Salvo, non posso mostrartelo ma sappi che sarà IL migliore.”

Salvo chiuse gli occhi, stanco ma sereno. Era appena scoccata la mezzanotte del 25 dicembre.

 

 

 

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