“Il velo dipinto” di William Somerset Maugham

“Il velo dipinto” di William Somerset Maugham

Il velo dipinto

“Il velo dipinto” di William Somerset Maugham

Recensione di Chiara Minutillo

Il velo dipinto

Nella sua voce c’era stanchezza. Kitty cominciava a irritarsi con lui. Perché non capiva quello che a un tratto le era divenuto cosi chiaro: che accanto all’ombra della morte che si stendeva su di loro, accanto alla bellezza che lei quel giorno aveva intravista, le loro erano futili questioni? Cosa davvero importava se una stupida donna aveva commesso adulterio, e perché suo marito, al cospetto del sublime, se ne dava pensiero? Era strano che Walter, con tutta la sua intelligenza, avesse un così scarso senso delle proporzioni. Si, aveva vestito una bambola di abiti sfarzosi e l’aveva messa su un altare per adorarla, e poi aveva scoperto che la bambola era piena di segatura; per questo, non riusciva a perdonare sé stesso né lei. La sua anima era lacerata. Aveva vissuto in una finzione, e quando la verità l’aveva mandata in pezzi gli era parso che andasse in pezzi la realtà stessa. Era proprio così, non la perdonava perché non poteva perdonare sé stesso.

Kitty è una giovane donna viziata e capricciosa, civettuola e frivola. Se da un lato sogna l’amore, dall’altro si diverte troppo a flirtare con i ragazzi per innamorarsi e pensare alle nozze. Fino al giorno in cui Doris, la sua sorella minore, accetta una proposta di matrimonio. Doris ha solo 18 anni, ma Kitty ne ha già 25. Se non si sposerà prima della sorella sarà considerata null’altro che una zitella.

Pertanto, Kitty accetta la prima proposta, che giunge da un giovane batteriologo, Walter, il quale si cinge a partire per la colonia inglese di Hong Kong.

Kitty, quindi, si sposa e parte con Walter, ma ben presto, vinta dalla noia, cade tra le braccia di un funzionario governativo inglese, Charles Townsend. Kitty è convinta che l’amore profondo e quasi adolescenziale che la pervade sia corrisposto. Sarà la scoperta, da parte di Walter, della relazione adulterina a metterla davanti a una scelta e a aprirle gli occhi, obbligandola a seguire il marito a Mei-tan-fu, una località sperduta della Cina dove sta imperversando la peggior epidemia di colera degli ultimi 50 anni. Qui, finalmente, Kitty conoscerà il valore del marito che tanto ha disprezzato e comprenderà la profondità della vita e della propria esistenza. 

“Il velo dipinto” è un romanzo di William Somerset Maugham, pubblicato per la prima volta nel 1925. Per sua stessa ammissione, l’autore fu ispirato nella stesura del romanzo dalla storia di Pia de’ Tolomei, così come narrata dal “nostro” Sommo Poeta nel V canto del Purgatorio. 

Tuttavia, l’aspetto davvero interessante di questo libro, che si lascia leggere rapidamente, non risiede nella storia, che potrebbe quasi apparire banale e frivola, come la Kitty della prima parte del romanzo. È l’evoluzione della scrittura a rendere “Il velo dipinto” un piccolo gioiello della letteratura britannica. Al punto che la sensazione è quella di aver iniziato un romanzo scritto da un autore poco esperto per poi voltare l’ultima pagina con la consapevolezza di aver terminato una grande opera narrativa.

Il punto di forza del libro, infatti, sta proprio lì, nello stile. “Il velo dipinto” è, in fin dei conti, un romanzo di formazione.

Kitty, la protagonista, ha un qualcosa che la accomuna a altre grandi protagoniste della letteratura internazionale, pur non essendo altrettanto conosciuta. Capricciosa e immatura, Kitty si trova all’improvviso a fare i conti con la malattia, la morte, la miseria.

La sua vita subisce un cambio di direzione improvviso. E così, anche il romanzo.

La crescita interiore della protagonista avviene un po’ in ritardo sulla tabella di marcia comune, ma comunque su questo si basa la sua storia. E formativa è anche la scrittura di Maugham, la quale sale di grado, matura e si rafforza in linea con lo sviluppo mentale e emotivo di Kitty. 

La differenza di stile è netta nella prima parte del romanzo, quando è quasi banale dovendo raccontare di Kitty o di Charles e diventa profonda e seria quando il protagonista del momento narrativo è Walter. Poi, piano piano, muta allo stesso ritmo di Kitty. Cresce  e si approfondisce, riflettendo le nuove consapevolezze della donna con uno stile più ponderato e importante, che ci fa quasi affezionare a Kitty. Ci insegna a vederla semplicemente come la vittima della società frivola e dedita ai piaceri in cui è cresciuta.

E allora si vede la sua storia da un altro punto di vista e si comincia a ammirare la sua forza. La determinazione, in mezzo alla devastazione, di chi decide di scoprire la bellezza del “velo dipinto che i viventi chiamano Vita”.

«Per questa volta lascia che parli con franchezza, papà. Sono stata sciocca, cattiva, odiosa. Sono stata terribilmente punita. Sono ben decisa a salvare mia figlia da tutto questo. Voglio che sia impavida e schietta. Voglio che sia una persona, indipendente dagli altri perché padrona di sé, e voglio che prenda la vita da persona libera e ne faccia un uso migliore di quello che ne ho fatto io.»

«Diamine, amore mio, parli come se avessi cinquant’anni. Hai tutta la vita davanti a te. Non devi essere avvilita.»

Kitty scosse la testa e lentamente sorrise. « No, non lo sono. Ho speranza e coraggio.»

Sinossi

“È una situazione fra le più classiche. Lei decide di tradire il marito con un uomo che giudica affascinante. La tresca funziona fino al giorno in cui i due clandestini hanno la sensazione che il marito tradito abbia scoperto tutto. È un guaio. Anche perché, messa alle strette, l’adultera confessa. Che fare? Si dovrà procedere alla separazione e al divorzio.

Sconvolta e piangente, lei si reca dall’amante. Gli dice d’aver confessato: vuole separarsi e andare a vivere con lui. Grande è la sorpresa, a quel punto. Infatti, l’amante non ha intenzione di lasciare la moglie e mettersi con lei. Pensiamo tutto questo ambientato nella colonia inglese di Hong Kong alla metà degli anni Venti e affidato alla penna superprofessionale di W. Somerset Maugham.

Sarebbe uno dei suoi romanzi caustici, mondani, un po’ cattivi. Ma Maugham, influenzato dalla lettura dell’episodio dantesco di Pia de’ Tolomei, pensa di aggiungervi qualcosa in più.” (Giorgio Montefoschi)

Titolo: Il velo dipinto

Autore: William Somerset Maugham

Editore: Adelphi, 2011

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