“Cara Befana” di Michele Barile

“Cara Befana” di Michele Barile

“Cara Befana” di Michele Barile

Contest Lettere al Femminile

Lettere al Femminile

Cara Befana,
scrivono ed è scritto molto di te: racconti, fiabe, poesie, leggende e ti vestono in ogni modo, dalla brutta strega alla dolce malandata nonnina e, infine, arrivi non solo come una volta con la scopa sbrindellata volante, ma esci dal mare, spunti da sotto il ponte di un fiume, anche di quello fetido, sei hostess su un aereo, eroina in teatro, eroica appesa a una liana.

Carbone e dolci.
Dolci e mai carbone.

È trascorso un anno dalla tua ultima apparizione e devo pensare che non te la sei cavata per niente bene se ogni volta, praticamente da sempre, ti ripresenti malandata, sporca, con i capelli aggrovigliati, i vestiti stracciati e sicuramente un poco carente in igiene.

Ci hai portato dolci, li abbiamo presi e mangiati voltandoti le spalle.

Non accade una sola volta che ti facciamo entrare in casa per lavarti, vestirti, rifocillarti, guardare assieme la TV accanto sul divano e, perché no, dormire assieme mentre racconti del tuo viaggio lungo un anno e chissà quanti posti visitati senza conoscere lenzuola.

Tornerai a casa sotto i ponti della ferrovia, lungo le rogge dei campi, nei fienili delle masserie, ai piedi delle colonne dei ricchi portici, avvolta nel cartone e in consunte coperte.

Quel soldo che qualcuno ti versa non lo investi in splendori, compri dolcetti e li poni in disparte come fanno le buone formiche e le volpi dell’Artico. Non per te ma per il prossimo 6 gennaio quando, per un giorno, un solo giorno, nessuno volterà il capo al tuo arrivare, avrai applausi e qualche accennata carezza, ma solo dai vaccinati.

Forse vorresti parlare, confessare dei tuoi problemi, esprimere qualche sogno, trovare comprensione, come quello che ammette ho rubato e non avevo fame ma non potevo farne a meno per mantenere il ruolo e quindi viene perdonato, narrare delle delusioni, ma non ti diamo tempo e modo.

La fretta fa da padrona, l’orecchio è da mercante.

Darai del tuo in cambio di niente e discreta scomparirai dentro un cartone nuovo nuovo, appena vuotato dai coriandoli già dietro le quinte delle vetrine in addobbo.

Perché a mezzanotte, finito il giorno tuo, smontato il presepe, buttati gli inutili regali, come sui palcoscenici, tra un atto e l’altro, cambiano le scene dal riso al mesto pianto e poi ancora commedie, le vetrine addobbate di orrende maschere e secchi di coriandoli per chi non conosce soste per meditare un attimo.

Auguri a te!
Ti offro un buon torrone fatto da mani amiche.

 

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