La funzionaria di Rita Bonetti

La funzionaria di Rita Bonetti

Antonia

La funzionaria di Rita Bonetti

Antonia spazza via con il mignolo una briciola incastrata nell’angolo del labbro inferiore mentre finge interesse per l’interlocutrice facendo lievi cenni d’assenso con il capo.

Si deterge il sudore dalla fronte e osserva con attenzione l’assistente dell’architetto. Un trentenne sbiadito, calvizie incipiente e una leggera pinguedine del ventre, forse a causa di scarsa attività fisica. Lo sguardo a spillo rivela una determinata ambizione. È sicuramente lui l’artefice di quella perfetta relazione che lei ha distrattamente visionato. Che spreco di energia, pensa, avrebbe dato comunque l’assenso, opporsi alla richiesta di una nuova costruzione edilizia è uno sforzo che lei non compie più da anni.

Antonia sorride bonaria, mentre indugia con lo sguardo sul costoso tailleur di lino e la lieve abbronzatura dorata della titolare dello studio di progettazione. Bionda e truccata con cura, espone con eccessiva sicurezza le ragioni dell’urgenza con la quale ha inoltrato la richiesta: ci sono in vista finanziamenti della Comunità Europea, investitori stranieri, bla bla bla.

È tonica e senza un filo di grasso, la pelle tesa di una ultracinquantenne con i segni del tempo al minimo sindacale.

Nel piccolo ufficio l’aria è anossica, Antonia si alza faticosamente dalla scrivania, le cosce grasse sono incollate dal sudore, dà un lieve colpo al vecchio ventilatore che riprende il suo inutile ronzio, e inizia ad accennare un congedo.

Ma in quel momento intercetta uno sguardo trionfante di complicità, la mano che ghermisce l’avambraccio del giovane va quasi ad oltrepassare la stoffa della camicia, le unghie smaltate quasi a conficcarsi nella carne.

Un gesto rivelatore di ben altre intimità. Antonia li immagina rotolarsi sopra un letto sfatto. Questo cambia tutto.

Sfoderando un rassicurante sorriso, li gela: << Tutto a posto, manca solo…. una liberatoria della Sovrintendenza. Mi riferisco a quel moncone di pilastro all’ingresso dell’area, potrebbe essere antico, magari di epoca medioevale, non si può mica abbattere così alla leggera!>>.

Ammutoliti, i due la fissano immobili, poi la bionda tenta una reazione << La… la Sovraintendenza?  Ma signora, è impossibile… ci vorranno mesi e così il nostro progetto va tutto in fumo! >>.

<< Non esageri dottoressa, bisogna aver fiducia nel lavoro degli altri>>.

Ma i due non possono udirla, sono già usciti dalla stanza senza un saluto, lasciandosi dietro una lieve scia di profumo, forse di Hermes.

Antonia chiude bene la porta dell’ufficio, toglie la settimana enigmistica da sotto la pila di fascicoli, poi, senza guardare, cerca con la mano nel cassetto della scrivania.

Dovrebbe essere rimasto ancora un pacchetto di crackers.

 

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