LA DONNA GELATA – di Annie Ernaux

LA DONNA GELATA – di Annie Ernaux

LA DONNA GELATA – di Annie Ernaux

Recensione di Veronica Sicari

 

donna gelata

La donna gelata è un romanzo di Annie Ernaux, edito da L’Orma Editore nel febbraio 2021.

Chiunque abbia letto i romanzi di Annie Ernaux è consapevole che ad ogni pagina si scoprirà immerso in un crescendo di emozioni differenti.
Lo stupore di ritrovare, tra quelle pagine, nitide immagini di un tempo che non esiste più.
Che ha mutato volto, lingua, abitudini. Ma non anche la sostanza.

Le storie raccontate dall’apprezzata autrice francese iniziano sempre nella Francia degli anni Quaranta. I suoi personaggi si muovono all’interno di una società semplice, modesta, rigidamente patriarcale, occupando ognuno un ruolo ben preciso, e le cui esistenze vengono travolte solo in parte dai grandi cambiamenti – sociali ed economici – del dopoguerra.

“Martelli regolari, metallici, da un’officina, scoppi fragorosi dalla fabbrica di legname, sferragliare di treni dalla vicina ferrovia. Verso i miei dieci anni gli uomini scuotono il mondo, lo fanno trepidare. Costruiscono strade, aggiustano motori, mentre le donne dentro le case producono suoni discreti, l’urto leggero della ramazza contro il battiscopa, il mormorio della macchina da cucire. Come tutte le bambine, non ne sono consapevole.

La vibrazione della città non ha significato, è la nicchia in cui si annida la mia esistenza, preziosa per me, per i miei genitori. Il mondo dei maschi non mi minaccia. È soltanto un sogno intermittente, una promessa di felicità. Ancora non è né ombra né luce assoluta”.

Il mondo delle storie di Ernaux è un microcosmo antico, con le proprie regole, i propri ritmi.
I propri banali orrori quotidiani. Le storie di indifferente sottomissione.
La grandezza dell’autrice consiste nell’aver reinventato l’autobiografia.
Annie Ernaux racconta sempre la stessa storia, quella che conosce meglio: la propria.
Ma nonostante questo, ogni volta, in ogni romanzo, il punto di vista di quegli accadimenti, banali, comuni, quotidiani, muta, restituendo al lettore un’immagine diversa.
Una verità mutevole, quanto mutevoli sono i modi di raccontare una stessa storia.

Annie Ernaux ha di fatto trasformato le proprie vicende personali in una storia universale.
Nella quale è possibile immedesimarsi. Nella quale è possibile ritrovare una parte di sé.

Come accade già nell’altro fortunato romanzo, Gli anni, in La donna gelata, l’autrice ripercorre, in una sorta di confessione a posteriori, la propria vita, dall’infanzia fino alla maternità.

Ci offre una nuova visuale su sé stessa, sul suo mondo, sui suoi genitori, già protagonisti, singolarmente, di altri romanzi, Il posto e Una donna.
Troneggia, nell’era dell’infanzia, la figura della madre. È lei a gestire l’attività commerciale di famiglia, ad occuparsi di conti e fornitori. Poco propensa alle occupazioni domestiche, preferisce trascorrere il suo tempo libero in giro in città, ad ammirare le opere d’arte, o con lo sguardo famelico tra le righe di un romanzo o una rivista.

E trasmette questo suo amore per la lettura e le storie anche alla figlia. È il modello femminile sul quale la bambina disegnerà sé stessa, quanto meno fino ad un certo punto.

“Al di sopra delle immagini comunque episodiche di mia nonna e delle mie zie, si staglia quella della donna bianca la cui voce risuona in me, mi avvolge: mia madre. Come avrei potuto, vivendo accanto a lei, non essere persuasa della magnificenza della condizione femminile, o persino della superiorità delle donne sugli uomini?

Mia madre è la forza e la tempesta, ma anche la bellezza, la curiosità per il mondo, l’apripista sulla strada verso il futuro, che mi dice di non aver mai paura di niente e di nessuno. Combatte contro tutti, i fornitori e i cattivi clienti del suo negozio, i canali di scolo ostruiti della nostra via e lorsignori che tenteranno sempre di schiacciarci”.

Ed è sempre in seno alla propria famiglia che si delinea l’immagine maschile. Il padre è la figura accudente, un uomo totalmente al di fuori dello stereotipo del padre padrone.

“Papà – chioccia che accorre preoccupato se mi sbuccio un ginocchio, che mi va a comprare le medicine e che, per la varicella, la rosolia, la pertosse, passerà ore al mio capezzale leggendomi Piccole donne o giocando all’impiccato. […]

Papà indispensabile per portarmi a scuola e venirmi a prendere a pranzo e nel pomeriggio, in piedi accanto alla bici, un po’ in disparte rispetto alla folla di madri in attesa, l’orlo dei pantaloni stretto da una molletta. In pensiero al minimo ritardo”.

In questa storia raccontata in prima persona, la protagonista de La donna gelata, ormai adulta, osserva la propria vita, traccia le proprie considerazioni.
Si sofferma sul suo lungo percorso con il privilegio della maturità.

Ci racconta di una bambina libera e senza freni, totalmente ignara delle classificazioni imposte dalla società tra ricchi e poveri, poveri e miserabili, uomini e donne.
Scopriamo la storia di un’adolescente insicura, alle prese con i mutamenti del proprio corpo, con il senso di inadeguatezza, con imposizioni sociali che non riesce a comprendere.
Incontriamo una giovane studentessa universitaria, insicura e determinata allo stesso tempo, dubbiosa sul suo immediato futuro, ma ben determinata ad essere padrona di sé stessa.
Con il passare del tempo, crescendo, quelle convenzioni sociali, fino ad un certo punto inesistenti, si staglieranno violentemente nella vita quotidiana: imparerà a sentirne il peso sulla propria pelle.
La narratrice, la protagonista, impiegherà anni a far pace con sé stessa, a trovare un nuovo modo di essere libera e di ridisegnare la sua femminilità.
Fino al matrimonio. Il matrimonio che rimette tutto in discussione, che ridisegna i confini della sua libertà. Che le impone un nuovo ruolo, che la soffoca, che assume i contorni drammatici di una progressiva perdita di sé.
Osserviamo con il cuore in pezzi al disfacimento di ogni autonomia di una donna sposata, intrappolata in un matrimonio desiderato ma infelice.
Di una madre costantemente sottoposta al giudizio inappellabile di un’invisibile giuria, presieduta da sé stessa. Perennemente sotto accusa per aver conservato, nell’angolo più recondito della propria anima, il desiderio di realizzarsi come donna e non soltanto come madre.

La donna gelata si presenta, dunque, come il resoconto di un apprendistato, doloroso e sofferto, nel perimetro della femminilità.

È la discesa agli inferi verso lo stereotipo femminile che la società ha per secoli imposto alle donne.
L’eterno femminino aleggia attorno alla protagonista come un vero e proprio spettro, invisibile, ma presente. Pressante. Ingombrante.

“E c’è sempre il bilancio delle compensazioni, un calcolo da fare, se io gli preparo il pranzo e gli spazzolo il vestito, lui deve sturare il lavandino e portare fuori la spazzatura. Ti compri un bel disco?, allora a me spetta un libro. Mi dici e che cazzo, benissimo, io dico stronzo.
Non somiglia granché a un equo scambio di libertà. Eppure ho continuato a farlo. Estenuante, meschina pedanteria che mi porta a spendere soldi per un libro o a lasciare il secchio della spazzatura pieno, né per piacere né per ribellione, solo per ripicca”.

C’è questo e molto altro nel coinvolgente romanzo di Annie Ernaux.
Una storia, la sua, narrata sempre da una prospettiva differente. Una storia che diventa un’altra storia. Un’altra verità. Un’altra vita.

Link d’acquisto

Sinossi

«Sempre attenta ai bisogni degli altri. Come se per una donna non ci fosse nulla, proprio nulla, di più importante.»

L’educazione sociale, sentimentale e sessuale di una donna dalla provincia francese degli anni Quaranta alla temperie di liberazione degli anni Settanta.

Le scoperte e i tabù dell’infanzia, gli ardori e i conformismi dell’adolescenza, gli anni trepidi e indipendenti dell’università, ingolfati di amori e di scelte, finché i mille bivi della giovinezza non convergono in un’unica via dalla forza di attrazione quasi irresistibile: il matrimonio, la fondazione di una famiglia.

E qui lo squilibrio di ruoli e mansioni tra moglie e marito, tra madre e padre condanna l’autrice alla glaciazione dell’interiorità e del desiderio.

In un continuo contrappunto tra le proprie esperienze e i modelli imposti dall’onnipresente universo maschile – nel sussidiario delle elementari come nei riti collettivi della gioventù e nei luoghi comuni sulla «femminilità» –, Annie Ernaux descrive con precisa passione l’apprendistato alla disparità di una donna, consegnandoci con spietata limpidezza un’impareggiabile radiografia della moderna vita di coppia.

Titolo: La donna gelata
Autore: Annie Ernaux
Edizione: L’Orma, 2021

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

14 + diciannove =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.