Intervista a Isa Grassano, autrice di Un giorno sì un altro no

Intervista a Isa Grassano, autrice di Un giorno sì un altro no

Intervista a Isa Grassano, autrice di Un giorno sì un altro no

a cura di Cristina Casillo

isa grassano

 

Ho conosciuto Isa Grassano a una lezione di scrittura creativa online. La docente la invitò non solo per presentare il suo romanzo ma per svelarcialcuni segreti del mondo editoriale. Mi hanno colpita, la simpatia e la generosità.

Lucana doc ma bolognese di adozione, ho pensato che sarebbe stato piacevole incontrarla.
Isa è una donna brillante, versatile e dinamica. Giornalista freelance, collabora con le più importanti testate nazionali tra cui i Viaggi e il Venerdì di Repubblica, Intimità, Lei style, Donna Moderna e Touring.

Un giorno sì un altro no è il suo romanzo d’esordio, edito da Giraldi Editore nel  2020.

Con Isa Grassano ho mantenuto i contatti durante le fasi “colorate” e le restrizioni legate alla pandemia, con una promessa: vederci appena possibile per due chiacchiere tra donne.

Ci siamo incontrate e ho avuto il piacere di intervistarla per Cultura al Femminile.

Ho avvertito la predisposizione all’ascolto, dopotutto la sua commedia romantica è ispirata a frammenti di tante vite: racconti di amiche o di perfette sconosciute che si sono aperte con lei durante i viaggi in treno.

Le storie che ha ascoltato Isa sono varie e apparentemente diverse tra loro ma come protagonista hanno lui, un uomo misterioso e presente, appunto, un giorno sì e un altro no.

Tra un sorso e l’altro di tè e infusi, ci siamo scambiate confidenze come solo le amiche di vecchia data sanno fare.
Il locale verandato nel centro storico di Bologna sembra un sogno e il giusto premio dopo un lungo periodo di rinunce e senza vita sociale.
Il libro è sul tavolino, e lo sguardo sulla copertina. Le rivolgo la prima domanda per rompere il ghiaccio.

 

Sinossi

“Avrete giorni felici”. solleticata da un oroscopo in cui di solito non crede, Arabella si muove alla ricerca di questa felicità.

Imbranata e disillusa disamore – con un impiego che più “nero” non si può, scrive necrologie – si lascia condizionare dalle previsioni astrali dal giorno in cui casualmente incontra Ludovico. Ludo per gli amici, ludo come gioco (Ludus) che può anche fare male. Ludo enigmatico, schivo e riservato, di cui si sa poco o nulla.

E tuttavia, il suo essere affascinante disorienta Arabella che si abbandona al sogno, all’evasione, al piacere e alla voglia di barattare il sempre e per sempre con il perora.

Perché come sosteneva Emily Dickinson: “per sempre” è composto da tanti “ora”. così tra il tempo speso a consultare il calendario astrologico e a fare i conti con un passato che qua e là riemerge, Arabella impara che ci sono “giorni sì e giorni no” ma anche che ci sono cose che i pianeti non possono svelare.

“Astra inclinant, non necessitano” sostenevano gli antichi, che però non negavano esistenza di un flusso extra.

Lo stesso che si è creato tra i due protagonisti, un incastro meraviglioso di teste e di corpi.

Un incastro però sfuggente e destabilizzante: ludo appare e scompare come per magia. A poco a poco, Arabella apre gli occhi, cambia vita, casa, s’inventa un lavoro bizzarro e ci si getta anima e corpo.

E quando finalmente, la ruota inizia a girare nel verso giusto e sembra che ci sia pure un nuovo uomo all’orizzonte, ecco che ludo – in un momento di disperazione o, chissà, di vero amore – si toglie la corazza e confessa le sue fragilità, quelle che nessuno è stato in grado di predire.

Sullo sfondo di una Roma incantevole, si consuma una storia ironica, romantica, piena di ritmo, tra attese e conferme, dolcezza ed erotismo, spunti di riflessione e che apre a un finale del tutto inaspettato.

Un romanzo che parla al cuore con il cuore e ci insegna che le emozioni forti durano poco, perché, forse, più a lungo non potremmo reggerle. Ci ricorda che non esiste la persona perfetta. Esiste chi combacia alla perfezione con il “nostro” essere imperfetti, qualsiasi sia il suo segno zodiacale.
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Un abbraccio appassionato sulla destra e un calendario sulla sinistra, quasi defilato ma non troppo. Sono curiosa. Com’è nata l’idea della copertina?

L’abbraccio è il simbolo di tutto ciò che ci manca di più. Io non posso are a meno di abbracciare le persone e, anche in questo periodo, con le dovute precauzioni, non mi sottraggo, anzi lo propongo.

Il calendario che potrebbe evocare i diari scolastici delle adolescenti, non solo mi porta indietro nel tempo quando i giorni sentimentalmente favoriti erano contrassegnati da cuoricini rossi, ma hanno un significato più profondo legato alla mia vita personale.

I numeri sui quali ho fatto raffigurare i cuori sono stati scelti a caso, tranne uno che è il 13, giorno in cui è mancata mia madre ed è un numero che ritorna spesso nella mia vita.

Dicono che il 13 porti sfortuna, a me è il contrario e anche la perdita di mia madre la vedo ora sotto forma di “protezione”. Credo, tuttavia, che la passione, la necessità di un contatto fisico e atteggiamenti adolescenziali, sono tutti ingredienti dell’innamoramento senza distinzione di età.

“ giorni si staccano dal calendario i momenti restano fissi dentro di noi.”

Comincio a sfogliare il romanzo. La prima pagina è pronta per una dedica con autografo e l’immagine della copertina sembra proseguire: l’abbraccio si espande fino alla foto dell’autrice e informazioni che non passano inosservate.

Scrivi di attualità, interviste a personaggi, storie vere, turismo. Curi rubriche di libri e il blog amichesiparte.com. Hai vinto diversi premi giornalistici e riconoscimenti. Mi parli del tuo percorso? Sei molto attiva, non ti fermi mai.

Dambina alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” rispondevo: “o la hostess di volo o la giornalista”.

Quando mi sono resa conto di non superare il metro e sessanta di altezza (allora c’erano le cosiddette “misure”), ho dovuto optare per la seconda ipotesi, ma non ho rinunciato alla mia passione per i viaggi e al desiderio di trasferire emozioni su carta.
Ho iniziato a scrivere molto presto, a 15 anni per l’Avvenire, con la pagina regione di Basilicata 7: ero in collegio dalle suore ed è stato quasi un collegamento diretto.

Ho fatto una lunga gavetta, dai quotidiani locali (tra cui la Gazzetta del Mezzogiorno e poi La Nuova Ferrara) ai giornali di turismo. Di mio dico sempre che ho la tenacia dei muli e l’ottimismo dei folli, ed eccomi qui, instancabile, sempre alla ricerca di cose nuove, perché è un mio difetto, mi annoio facilmente.

 

Grazie a te ho avuto il piacere di conoscere e apprezzare il progetto di Constructive Network, il primo network italiano di professionisti dell’informazione, dedicato alla comunicazione costruttiva e al giornalismo delle soluzioni. Di cosa si tratta?

Sono co-fondatrice del Constructive Network, portato in Italia dalla giornalista e amica Assunta Corbo, che ne è la fondatrice. Un nuovo modo di concepire la nostra professione.

Una buona parte delle storie più avvincenti che accadono non vengono raccontate, perché il giornalismo è sempre stato diffidente nel considerare le risposte ai problemi come elementi utili alle inchieste e alla narrazione delle storie.

Il nostro obiettivo è proprio fare questo: raccontare le soluzioni, rendere l’informazione più accurata e completa e coinvolgere sempre di più i lettori.

Abbiamo ideato anche news48.it, il primo magazine di giornalismo costruttivo che per restare libero si basa sulle donazioni di tutti.

Lo spirito di osservazione e l’empatia che sai creare con le persone che incontri, hanno dato vita a una narrazione piacevole che offre al contempo momenti di riflessione. Nei personaggi c’è una parte di te ma anche quella di molte persone amiche o conoscenti che hai incontrato e ascoltato nelle loro confidenze.

Quanto ha influito la Isa Grassano giornalista nella realizzazione del romanzo?

Sono una che sa ascoltare e attenta osservatrice, quindi la giornalista ha influito molto nel raccontare i dettagli, nelle descrizioni di luoghi, nel riportare alcune notizie di giornali.

Ad esempio parlando di gravidanze finite in dramma cito le statistiche che pongono l’Italia, come numeri, al di
sotto di quella degli altri paesi industrializzati.

Ho riportato molti messaggi che le amiche hanno ricevuto dagli uomini o che hanno scritto “così pari
pari”.

E del resto come si dice, “mai parlare con una giornalista”, c’è sempre qualche rischio.

Sei autrice di guide turistiche tra cui “101 cose divertenti, insolite da fare Gratis in Italia”.

Nel romanzo, non trascuri l’ambientazione: Lanciano, le Dolomiti Lucane, la Valle d’Itria in Puglia e New York, vengono descritte come farebbe un fotografo munito di macchina fotografica sofisticata che allarga e restringe l’obiettivo per immortalare immagini, luoghi ed emozioni.

Il punto di vista usato è il tuo o hai immaginato che fosse quello della protagonista del romanzo?

Il punto di vista è il mio, di giornalista che da anni si occupa anche di turismo e di viaggi e che cerca di far scoprire luoghi curiosi, storie e leggende. –

Ho voluto che fosse un “viaggio nel viaggio” con tante descrizioni di piazze, hotel, Central Park nella Grande Mela. Chi legge può fare un percorso con la fantasia in giro per il nostro Belpaese ma anche in America.

Credo però che anche Arabella abbia apprezzato (e ride, ndr).

La tua storia ha un bel ritmo e a contribuire ad amplificare l’effetto empatico e ad alimentare la curiosità sono le frasi scelte da alcune canzoni, oroscopi e proverbi di ogni parte del mondo.

Le canzoni scelte ben si adattano alle caratteristiche del personaggio, un po’ distratto e sognante. Il proverbi fanno da grillo parlante evidenziando la parte più razionale di Arabella. Ti ritrovi nelle mie considerazioni?

Mi ritrovo molto. I proverbi esprimono la saggezza delle nonne che appunto “raccomandano” di fare o di non fare e quindi esprimono la parte più razionale; le canzoni sono invece l’evasione, la speranza, i desideri, il sogno.

Anche se ogni canzone – frutto di una ricerca meticolosa – è un po’ l’anticipazione di quello che poi c’è nel testo.

Un uomo presente a giorni alterni è capitato a tutti nella vita e forse più di uno. Ma le amiche restano sempre e sono una certezza.

Pensi che l’amicizia tra donne sia cosa rara e preziosa o molto spontanea come nel casso di Arabella e Sara, i tuoi personaggi?

Non è cosa rara, se ci credi e fai in modo di mantenere solido il rapporto, senza invidie, recriminazioni, lasciando salvi i nostri spazi di solitudine o di condivisione con un’altra amica.

Ho tante amiche incontrate per caso che sono diventate amiche vere, esattamente come i personaggi del mio romanzo. Sara è la summa di tutte le mie amiche più care, nel modo di essere o di vestire, in un atteggiamento, in un vezzo.

Quando una storia è scritta in prima persona, e raccontata in modo brillante e scanzonato è facile immedesimarsi nel personaggio. Mi è capitato di dire tra me e me: “Ora vado avanti con la storia di Arabella, vediamo che succede”. Mi sono resa conto, poco dopo, di non aver pensato all’autrice. Ti dispiace questo?

Il personaggio, l’ho creato io e mi fa piacere se chi legge si affeziona immedesimandosi. Arabella è una persona vera, gentile, che non porta rancore, quindi vuol dire che tante sono come lei ed è una cosa bella.

Qualcuno ha ipotizzato che fossi io in tutto, in realtà non è una biografia, ma un romanzo e pur attingendo a qualcosa di me, è inevitabile, ogni
autore lo fa, poi ho lavorato molto con la fantasia.

C’è un po’ di me nella arte del ritorno a casa, perché anche io come Arabella ho sofferto il distacco della terra natia, ma io son della Basilicata, Arabella della vicina Puglia.

Sorrido, pensando ai particolari hot del libro. Un erotico che a me piace definire delicato che non ha nulla a che fare con la volgarità.

“E ora siamo qui. In piedi, incastrati in un abbraccio, di quelli dove le forme del corpo combaciano esattamente con quello dell’altro, senza alcuna asperità. Nessuno dei due ha voglia di staccarsi dall’altro.

Mi sei mancato, gli dico. E avvicino le mani al viso, gli sfioro le labbra con il pollice. L’anche tu non arriva, ma mi stringe ancora più forte e forse è davvero quello il suo modo di parlare, di darmi conferme”.

Qualcuno pensa che sia io in quelle descrizioni, e io rispondo “magari, soprattutto perché lui è uno di quei maschi che si ricordano a lungo”.

 Parli anche di lutti e di fede. Si può essere fedeli anche senza andare in chiesa ogni domenica? Il raccoglimento in preghiera è qualcosa che Appartiene alla nostra intimità più profonda.

Che rapporto hai con la religione? Il lutto avvicina alla preghiera? Cosa ne pensi?

Io ho fede, come Sara nel libro, “in una combinazione di sacro e profano che a lei riesce benissimo”, mentre Arabella no. E non vado ad ascoltare la Santa Messa ogni domenica, ma spesso sento il bisogno di cercare una Chiesa per entrare a pregare.

Il raccoglimento aiuta a superare Le difficoltà, a cercare speranze. Il lutto in un primo momento allontana, ci si chiede perché “chi sta in alto” permetta che vengano a mancare persone così giovani, poi pian piano, passata la fase di rabbia, ti avvicina, perché ti dà pace e la certezza che da qualche parte chi non c’è più continua a vivere.

Del finale non voglio chiederti nulla per non fare spoiler. Posso solo confermare che è del tutto inaspettato e ti invita a realizzare un sequel. Ci sarà?

Non l’avevo ipotizzato, mi sarebbe piaciuto lasciare ciascuno con la propria interpretazione, ma in tanti e la stessa editrice Rossella Bianco di Giraldi mi sta chiedendo un secondo volume. Posso dire che ci sto pensando e che ho buttato giù la scaletta, non priva di colpi di scena.

Ma credo dovremo aspettare la seconda parte del 2022 per vederlo in libreria.
Scrivo molto lentamente.

Mi hanno colpito le ultime pagine di ringraziamenti, sono ben sei.
Quanto è importante per te la riconoscenza? Che valore ha nella tua vita?

Rischiavo di fare i ringraziamenti più lunghi del libro, ma non potevo  non citare le persone che mi hanno appoggiata in questa avventura, ma anche quelle che in qualche modo nella mia vita sono dei punti fermi.

La riconoscenza, la gratitudine sono valori per me importantissimi. Io ho la memoria dei pesci rossi, tendo a dimenticare luoghi, trame dei libri, nomi, ma mai le persone che mi hanno fatto del bene e mi hanno regalato un’emozione.

“E quado  le persone ci regalano un’emozione vanno protette”.

Io aggiungo, anche doverosamente ringraziate. Grazie anche a te, Cristina, per questo spazio e per la nostra bella complicità nell’intervista.

 

Consiglio il romanzo di Isa Grassano, perché soddisfa tutti i gusti.

Il divertimento è assicurato ma non è una lettura superficiale. Offre spunti per riflettere su ciò che ci sta più a cuore: le relazioni.
Concludo con una suggestiva citazione:

“Gli abbracci sono come un alfabeto. Ci sono parole che solo loro sanno dire.

Ci sono abbracci stretti. Speciali. Quelli dove ti senti fuori dal mondo
e perdi il senso del tempo. Gli abbracci che ti avvolgono per respirarti addosso, come la danza di un serpente che con le sue spire crea il vortice in cui si racchiudono i corpi. Insieme. Quelli che avverti anche con la mente.”

Link d’acquisto

https://www.libreriauniversitaria.it/giorno-si-altro-no-grassano/libro/9788861558229

Titolo: Un giorno sì un altro no
Autore: Isa Grassano
Edizione: Giraldi, 2020

 

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