“Carissima e odiatissima invidia” di Cristina Casillo

“Carissima e odiatissima invidia” di Cristina Casillo

Carissima e odiatissima invidia

“Carissima e odiatissima invidia” di Cristina Casillo

Lettere al Femminile

Carissima e odiatissima invidia

Carissima e odiatissima invidia,
oggi sei entrata nei miei pensieri e ho deciso di dedicarti uno spazio creativo.

Di che colore sei? Qual è la sfumatura che più ti rappresenta?

Ho preso la cartucciera dei pastelli con un unico desiderio, quello di sferrare un colpo con un colore dalla punta ben affilata e gridare: “Brutta bestiaccia, beccati questo e torna da dove sei venuta!”.

Le matite sembravano fissarmi con tonalità vivaci e brillanti, tali da evocare i vecchi album da colorare, quelli con le cornicette delle scuole elementari. “Troppa spensieratezza e ingenuità”, ho bofonchiato.

Non mi sono persa d’animo e ho aperto la scatola degli acquerelli. Da subito ho avvertito un senso di leggerezza e pace che non ha nulla a che fare con un sentimento che spezza, spiazza e trasforma.

Cara e odiata invidia, non è stato facile raffigurarti. Il foglio era bianco e lo temevo più di uno scrittore. Non mi sono arresa e ho optato per tempere e tavolozza.

Per primo ho scelto il colore nero. Subito dopo aver tolto il tappo, ho cominciato a premere con forza. Un serpentello viscido con alcune bollicine sul dorso è sgusciato fuori, adagiandosi in attesa di compagnia. Poi è toccato al tubetto del blu e ho fatto uscire una biscia più piccola. Ho aggiunto una punta di giallo, per sdrammatizzare e regalare un pizzico di luce. Munita di pennello completamente asciutto, per non perdere tempo, ho amalgamato la poltiglia fino a ottenere un colore dalla consistenza pastosa e variegata di una tonalità che somiglia al verde, ma senza alcuna speranza.

Facendo una smorfia simile a quella delle emoji, con gli angoli della bocca rovesciati a indicar tristezza, mi sono arresa: come emozione non conosci creatività, sei passiva e con una spinta negativa dirompente.

Il foglio non sono riuscita a colorarlo e ho scritto una missiva.

La spedirò e ne scruterò ogni giorno la tracciabilità: prima o poi arriverà a destinazione.

Tutti fingono e sostengono di non conoscerti. Alzano le mani, agitano il capo dicendo “Per carità, non mi appartieni!”. Ma sei nelle parole dei finti indifferenti, negli sguardi fatti di sbieco che cercano invano di celare la curiosità. Sei ovunque. Ti immagino sull’edificio più alto mentre ostenti la tua deleteria potenza, come chi si vanta dal Burj Khalifa a Dubai, salutando senza essere visto.

Cerchi un terreno fertile dove atterrare e distruggi i raccolti come solo le forti grandinate primaverili sanno fare.

I colori? No, non ti appartengono né mai li avrai.

 

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